La lettura nell’arte, agosto 2022

1 agosto 2022 § Lascia un commento

Halonen, Pekka (1865 – 1933) (Finnish), Children reading, oil painting on canvas, 1916 – EMMA – Espoo Museum of Modern Art 

La lettura nell’arte, luglio 2022

1 luglio 2022 § 2 commenti

The New Novel, Winslow Homer, 1877, watercolour on paper
24,1 x 52,1 cm, Museum of Fine Arts, Springfield, Massachusetts
Winslow Homer, Public domain, via Wikimedia Commons

Buona estate!

14 giugno 2022 § Lascia un commento

Care lettrici e cari lettori, ieri si è conclusa la prima parte del nostro anno di letture. Nel nostro tempo libero – al mare, in montagna, nelle città d’arte, o anche sul nostro balcone – non mancherà, ne siamo certi, la compagnia di un buon libro.

Se vorrete essere dei nostri, lunedì 12 settembre parleremo di due libri che hanno tra loro un tema comune, il viaggio. Così John Berger, con Qui, dove ci incontriamo e Christoph Ransmayr, con Atlante di un uomo irrequieto, ci daranno la possibilità di parlare di un genere che ancora non abbiamo esplorato insieme. E ci potrete raccontare anche gli altri libri che hanno accompagnato la vostra estate… vi aspettiamo!

La lettura nell’arte, giugno 2022

1 giugno 2022 § Lascia un commento

Maestro delle mezze figure femminili, Santa Caterina, 1525 – 50, Olio su tavola, cm 45 x 36
©Pinacoteca di Brera, Milano

Il quartetto Razumovsky e i tedeschi americani

28 Maggio 2022 § Lascia un commento

Lunedì 13 giugno il gruppo di lettura si confronterà sulla lettura dell’ultimo romanzo di Paolo Maurensig, Il quartetto Razumovksy. Il romanzo è uscito, postumo, nello scorso mese di gennaio per i tipi di Einaudi Editore. La storia tocca temi cari all’autore: la musica, il mistero, il nazismo, il rapporto con il male. Sebbene i protagonisti siano tedeschi, la storia si svolge negli Stati Uniti, dove i membri del Quartetto Razumovsky, ormai anziani, si ritrovano e decidono di suonare ancora una volta insieme.

L’origine di queste comunità tedesche negli Stati Uniti parte da lontano ed è interessante capire come è iniziata e come ha vissuto le molteplici fasi della sua esistenza a rapporto con i grandi fatti della Storia.

Possiamo approfondirne la conoscenza a questo link di Limes.

Su I quindicimila passi, Vitaliano Trevisan

11 Maggio 2022 § Lascia un commento

Sono ancora grato al gruppo di lettura che mi fa accostare ad autori interessanti, che altrimenti non avrei conosciuto.

Anche Trevisan è stato una bella scoperta, certo, avevo appreso dalla stampa il suo recente suicidio;  un suicidio, peraltro,  preceduto da un suo articolo di denuncia della disumanità dei Servizi Psichiatrici, che non potevo che condividere, essendo testimone  da decenni di un degrado progressivo e inesorabile dei  Servizi di Salute Mentale, nei quali peraltro ho lavorato come responsabile, ma non intendo certamente in questa sede riprendere temi che per anni ho dibattuto nella mia vita professionale. Non ero stato infatti stimolato a leggere l’autore, nonostante condividessi a pieno le sue critiche,  proprio perché temevo di trovarmi invischiato ancora una volta con qualcosa di conosciuto e stereotipato.

La lettura del testo è stata per me, invece interessante, non solo per una bella scrittura, spesso ironica, se non cinica, capace di registrare un flusso di coscienza, rievocando illustri precedenti quali Gadda e soprattutto l’austriaco Thomas Bernhard. Ho tralasciato una facile lettura psichiatrica del libro il cui protagonista appare come caso clinico esemplare, che mi porterebbe a sottolineare il diniego del lutto associato a una idea prevalente di morte, esorcizzata attraverso rituali ossessivi e inarrestabili rimuginazioni, la presenza di atmosfere claustrofobiche, i tentativi di restauro e riparazione di inesorabili degradi, non solo di case, parchi e paesaggi (vibrante è la denuncia sociale della cementificazione del paesaggio veneto che ci ricorda il poeta Zanzotto), ma di esistenze.

Il tema del suicidio, che impregna tutto il libro, assume un significato diverso dopo il reale suicidio dell’autore e suscita tante riflessioni e interrogativi.

Personalmente mi sono sentito impegnato a ritornare  al tema, non nuovo e  sempre interessante, del rapporto tra vita e letteratura, di cui il libro è preziosa testimonianza.

Parlare della propria persona non è una operazione facile: si ha sempre l’impressione che qualcosa ci sfugga, non riusciremo mai a cogliere una sorta di interezza per cui la nostra esistenza ci appare paradossale, è difficile far coincidere ciò che crediamo di essere e quello che siamo realmente. Certo siamo consapevoli delle vicende che costellano la nostra  vita, ma se riflettiamo, non è raro avere l’impressione di non conoscersi, di non essersi mai incontrati. ”Noi siamo noi stessi, e poi siamo ancora qualcosa di più di noi stessi”.

La scrittura, come suggerisce Gargani, si rivela un tentativo di raccontarci,  un tentativo mai del tutto riuscito, di uscire dalle illusioni della nostra realtà, di illuminare recessi della nostra coscienza.

La scrittura sembra garantirci una nuova nascita, che paradossalmente  ci fa diventare quello che siamo.

Scrivere non serve a dare una alternativa estetica alla nostra vita, ma è uno sforzo etico nel ricercare una tensione tra l’ansietà delle origini e l’innovazione di una nostra seconda nascita, un raccontare daccapo la nostra storia senza negare tutto quello che siamo stati e tutto il dolore che abbiamo attraversato.

Mi sono dilungato su queste considerazioni sulla scrittura perché mi sembrano evidenti e presenti nel libro di Trevisan, anzi ne rappresentano quasi una esemplificazione.

Per Trevisan scrivere questo libro, a  mio parere, è stato il tentativo di descrivere qualcosa di impossibile, la sua vita nel concreto qui e ora, e nello stesso tempo l’impossibilità di descriverla, dando  voce alla sua infelicità, esponendosi al pericolo di un crollo. Tuttavia la messa in scena attraverso la finzione di una verità della  sua  presenza gli ha garantito la possibilità  di non suicidarsi nella realtà. 

Penso che quando non ha più creduto nel potere balsamico della scrittura, o quando gli è sembrato che questo venisse meno, non sia più riuscito a tollerare il suo mal di vivere. 

Giacomo Di Marco

La lettura nell’arte, aprile 2022

1 aprile 2022 § Lascia un commento

Emma Irlam Briggs, ‘Un libro prima di coricarsi’, olio su tela 61 x 91 cm (fonte Wikimedia Commons)

Letture di Marzo

25 marzo 2022 § Lascia un commento

Sono in ferie e disponendo tempo libero posso leggere più libri alla volta.Questa lettura polifonica o cacofonica ,fate voi,mi fa accorgere dei diversi tempi di ognuna.C’è una storia matrimoniale ,una delle tante scritte dallo scrittore spagnolo Xavier Marías,”Berta Isla” Einaudi,che in 10 parti di circa 35 40 pagine ciascuna,traccia la parabola trentennale di una coppia.È una storia che si legge tutta di un fiato,anche una lettura nei fine settimana la sacrificherebbe:la lenta evoluzione psicologica in trent’anni di vita matrimoniale fra una prof spagnola e una spia inglese va percorsa con un passo lungo e regolare e una certa dedizione.All’estremo opposto il secondo volume del Don Chisciotte della Mancia.Qui si racconta la seconda uscita del cavaliere errante dal suo paese verso la Costa Brava ,in direzione sud est,20 giorni circa di viaggio,una trentina di capitoli di 10 pagine ciascuno in media,dove due personaggi sempre uguali a sé stessi si imbattono in altri viaggiatori fra una locanda e l’altra di una Spagna quasi vuota di abitanti.A differenza del libro di Marías un libro così lo puoi piantar lì e riprenderlo benissimo fra un mese,sarai sempre dentro la storia come se avessi dormito per un mese dall’ultimo brano letto.Fra questi due estremi in posizione intermedia “La mia casa di campagna” di Giovanni Comisso:Un memoire paleoveneto di uno scrittore non molto noto che sta alla campagna trevigiana come “Il mio Carso “di Scipio Slataper a Trieste,in 150 pagine di paragrafi appena spaziati racconta la storia di una sua casa in campagna e del fondo annesso,ricostruendo con una prosa che va avanti per libere associazioni ,dall’andamento capriccioso e svagato come era la vita contadina negli anni 30 e 40 del 900,in un italiano elegante,un po’ datato,ma limpido molto visivo.Leggendoli insieme questi tre libri ,il Marías starà in primo piano,con una lettura più sostanziosa e costante,il Comisso lo intervallerà per intermezzi,mentre alcuni cap del Quijote staranno all’inizio e alla fine della settimana e del romanzo di Marías, da Domenica a Domenica.

Appuntamento di marzo

16 febbraio 2022 § Lascia un commento

Nella serata di ieri la discussione su Doppler, vita con l’alce, di Ender Loe, è stata molto vivace. Il romanzo ha diviso il gruppo. Chi – da una parte – sosteneva che si tratta di un libro godibile, che fa sorridere, scritto bene ma che non sviluppa fino in fondo i personaggi e la trama, non approfondisce le tematiche presentate e chi – dall’altra – l’ha trovato non solo divertente e ironico, ma il cui messaggio è chiaro e per nulla banale.

Per il prossimo incontro abbiamo scelto di leggere il primo romanzo di Daniele Del Giudice – scomparso lo scorso settemrebre – Lo stadio di Wimbledon, edito da Einaudi.

Qui un interessante articolo di Minima&Moralia.

Appuntamento quindi a lunedì 14 marzo, speriamo in presenza, presso la saletta multimediale della Biblioteca Tartarotti.

La lettura nell’arte, febbraio 2022

6 febbraio 2022 § Lascia un commento

Väinö Hämäläinen (1876-1940), Public domain, via Wikimedia Commons
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: