Appuntamento

9788807900815_0_221_0_75Lunedì 13 maggio 2019

La morte di Ivan Il’i, Lev Tolstoj

ore 20.15

Saletta Multimediale, piano interrato

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§ 26 risposte a Appuntamento

  • Fernanda Gabrielli ha detto:

    Ma che bello! A chi ha creato questo blog, a chi lo aggiorna, a chi ci perde tempo,energia, fantasia e impegno, UN PLAUSO! Anzi una standing ovation.
    Ooggi sono in vena di parole e butto lì una riflessione….deprimente e provocatoria insieme.
    Chi la leggerà faccia i suoi commenti.
    Dunque: premetto subito a scanso di equivoci, che mai nella mia vita ho messo in dubbio l’utilità e la gratificazione della lettura, che ho sempre praticato con grande soddisfazione.
    Detto questo,pensavo….
    So che una persona che legge 12 libri all’anno viene considerato un buon lettore. Diciamo che questa persona legga con questo ritmo dall’età di 10 anni fino ad 80 (speranza di vita oggigiorno). Al termine della sua vita avrà letto 12×70= 840 libri. Che cosa sono 840 libri nel mare magnum della nostra letteratura? E se ne leggesse 2 al mese, al termine della vita ne avrebbe letti 1680. Ma cosa sono 1680 libri rispetto all’infinito fluire della parola scritta dall’umanità? Bisogna concludere che se ignoranti siamo, fatalmente ignoranti rimarremo.
    Ma allora perchè si legge? Per nutrire la nostra sensibilità, la nostra conoscenza dell’anima umana? Per conoscere noi stessi e di conseguenza gli altri? Se raggiunto, sarebbe un bel traguardo.
    Meglio lasciare la parola a Cesare Pavese.
    ” Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono, degli altri, le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi”:
    Fernanda

  • anita cescatti ha detto:

    cara Mariarosa, per me non serve copia di “PASTORALE AMERICANA” anzi posso prestare anche la mia , Portero’ la copia al prossimo incontro in febbraio, ti rispondo con un po’ di fretta per cui mi fermo qui. ciao anita

  • Monica ha detto:

    Si legge per non andare in psicanalisi.

  • Giorgia ha detto:

    Salve, potrei contattare privatamente la/il responsabile di questo sito?
    Grazie anticipatamente

  • leoni gianni ha detto:

    Giorgia ho letto il tuo commento al libro del mese Venerdì e sabato su Repubblica c’era un articolo di Zadi Smith ,scrittrice inglese,che diceva cose che avevano molto a che fare con la tua recensione.Il titolo era”Ecco cosa da gioia(e non piacere ) alla nostra vita” L’INCIPIT era”Potrebbe essere utile distinguere il concetto di piacere da l concetto di gioia” e l’articolo prosegue molto bello e interessante ancorchè credo tagliatissimo rispetto all’originale pubblicato sulla “New york review of book”.Ti scrivo tutto ciò perchè le coincidenze nel campo della lettura sono davvero incredibili e non finiscono mai di stupirmi.Sono un membro del gruppo di lettura di Rovereto che non brulica solo di professoresse d’italiano ma anche di poveri cristi che fanno il postino come me.Mi chiamo Gianni e se ti va ti racconterò cosa verrà fuori lunedì (a meno che non deliberiamo relatore ad hoc …magari una proff)

    • Giorgia ha detto:

      Salve, leggerò con molto piacere l’altricolo da lei indicatomi e se vuole raccontarmi qualsiasi cosa mi può contattare tramite la mia mail. La ringrazio anticipatamente.

      • Giorgia ha detto:

        scusate l’errore ortografico

      • leoni gianni ha detto:

        Giorgia alla riunione del lunedì eravamo in pochi (6) con poche idee ma confuse tanto che abbiamo passato la più parte del tempo a chiaccherare del più e del meno (io sto leggendo questo tu stai leggendo quello)quasi senza costrutto se non chè anche le chiacchere più svagate vertendo sui libri possono rilvelarsi utili,ma niente che si possa riassumere,il pettegolezzo letterario una volta scritto è morto ,Diciamo che Doriano Grigio non ci è molto piaciuto e faticavamo a restare in argomento tanto che l’intervento più analitico,letto e ascoltato in religioso silenzio,è stato il tuo probabilmente.Il prossimo appuntamento leggeremo una raccolta di racconti di Carver”Cattedrale”cioè agli antipodi del pirotecnico Wilde:ambientazioni quotidiane,frasi brevi e parole semplici,trame insignificanti e ci vuole un orecchio finissimo per cogliere le minime increspature di questo piattume che rivelano drammi sottaciuti,segrete speranze, Non so se alla tua giovine età si può apprezzare Carver,quando l’ho letto la prima volta mi son detto”embè?!”Ora è la terza volta che lo leggo e mi sembra di capirlo (quella sopra è se vuoi la mia mini recensione al primo racconto[Piume] che ho già sgranocchiato con un certo gusto direi).Ma ndaci la tua recensione se vuoi ma non trascurare gli studi Gianni il postino

  • leoni gianni ha detto:

    P.S:Già che ci sono consiglierei di leggere il numero 29 dei fiori del male intitolato “La carogna”secondo me c’entra Ciao a tutti a lunedì Gianni il postino

  • leoni gianni ha detto:

    UNA RECENSIONE DI CATTEDRALE.Ii libro me lo consigliò mia moglie Mixi.Al lavoro mi avevano dato una settimana di ferie e al netto delle liti con Fixi, il mio figlio maggiore,mi restava un bel po’ di tempo libero.Feci dei lavoretti in casa e ingannai il tempo con la Tele,sempre con quel pensiero che mi ronzava in testa e la gola secca.Finchè Mixi tirò fuori quel libro :era un regalo di natale del suo ex .Lessi quei racconti dal primo all’ultimo.Poi li rilessi un po’ a caso preferendo i più brevi o quelli che non avevo capito.Presi un foglio di carta e trascrissi i titoli. Calcolai il numero di pagine e di paragrafi di ciascun racconto e scrissi quei numerini sul foglio.Poi mi venne di classificarli per punto di vista(narratore onniscente,personaggio principale,personaggio principale),per indice di chiarezza e per indice di gradimento.Cercavo di scoprire qualche segreta trama.La gola era sempre più secca e il cervello mi ronzava.Lasciai quel foglio in giro e lo ritrovai appallottolato nella cuccia di Tixi ,il nosto gatto.Era stato Pixi,mio figlio più piccolo.Era passata un’altra settimana.Avevo ripreso a bere dopo una furibonda lite familiare.In testa nessun ronzio e la gola era OK.Ci vediamo Lunedì Gixi il postino

    • Mariarosa ha detto:

      Caro Gixi, il nostro editor ha letto il suo breve racconto ed ha deciso di postarlo sull’articolo che ricorda il prossimo appuntamento del gruppo Alcolisti Anonimi, ops, del gruppo di lettura. Spero che apprezzerà.
      A lunedì.

  • leoni gianni ha detto:

    Quando il nostro amico gianluca è andato per la prima volta a Tokio affascinato dai suoi racconti ho cercato di saperne di più leggendo due libri leggeri ma sostanziosi.”Il paese più stupido del mondo” di Antonio Giunta ed.Il Mulino”Leggeri i passi sui tatami”Antonietta Pastore ed. Einaudi.Li trovate in biblioteca.Il primo,il pìù bello dei due,è scritto da un docente di letteratura italiana all’università di Trento,che è stato per un breve seminario in Giappone traendone questo volumetto pieno di notizie ,impressioni, giudizi sulla realtà giapponese.Se uno non vuole annoiarsi con un articolo di enciclopedia può essere un’ottima introduzione superato lo choc del titolo,provocatorio,ma anche ingannatore perchè credo si riferisca all’Italia.Il secondo invece è scritto da una persona più qualificata (Antonietta Pastore ha vissuto in Giappone per molti anni,conosce la lingua ed è traduttrice dal giapponese fra gli altri di Murakami e Mishima)il suo libretto contiene tante notizie interessanti,eppure mi ha lasciato in bocca un retrogusto amaro,per la personalità un po’ stitica della narratrice,non so come dire.Entrambe i libri si leggono in fretta e secondo me si accoppiano abbastanza bene con la Banana.

  • leoni gianni ha detto:

    Oggi ho finito di leggere il libro del mese,se trovate difficoltà a finirlo (come è capitato a me) leggete almeno l’ultimo”I morti”:imperdibile e forse vi stimola a riprenderlo in mano.

  • Cecilia ha detto:

    Un saluto a tutti. Non potrò essere presente all’incontro di questa sera. A presto

  • fernanda ha detto:

    Caro Gianni, io non ho avuto difficoltà nel leggere (anzi nel rileggere) “Gente di Dublino”, ma concordo con te che “I morti” è sicuramente il migliore dei racconti. Ritengo che questo libro non vada analizzato racconto per racconto, ma vada letto tutto di seguito per poi prendere le distanze da esso e “sentire” più con il cuore che con l’intelletto il disegno emotivo che lo ha prodotto e alimentato pagina per pagina. C’è in esso uno sguardo tenero ed affettuoso verso la gente di Dublino; c’è la condiscendenza per i piccoli o grandi difetti dei suoi abitanti; c’è nel fondo un atteggiamento cristiano nelle descrizioni dei personaggi e dei loro difetti. Una educazione cattolica si respira in quasi tutti i racconti. Non so quanto profondamente assimilata o solamente “appresa pedissequamente dalla famiglia” In ogni caso uno sguardo pietoso e indulgente gli è divenuto spontaneo ed è sicuramente il risultato dell’atmosfera familiare in cui è cresciuto.
    Le situazioni consuete ed anche banali che vengono qui presentate ce lo avvicinano. E non solo per i contenuti ma anche per una forma che, pur non banale, ci avvicina allo scrittore il quale non fa mai sfoggio di eloquenza o di ricercatezze fine a loro stesse, ma si colloca dal punto di vista della persona comune che così non fatica ad immedesimarsi nei personaggi che via via gli vengono presentati.
    Sono, questi racconti, come degli acquarelli leggeri, eseguiti a tinte tenui. Presentano delle situazioni hic et nunc apparentemente non scavate e non sempre risolte ma nelle quali ciascuno di noi puù specchiare se stesso o qualcuno che ha conosciuto.
    E’ di tutta evidenza, comunque, che si debba uscire dallo stretto ambito del libro per considerarlo una metafora dell’umanità tutta intera, con i suoi difetti, i suoi limiti, le sue ovvietà, le sue impuntature. Ma anche con la capacità che tutti dovremmo avere di utilizzare la pazienza, la bontà, la tolleranza e l’intelligenza necessarie per una buona convivenza civile ed anche, perché no, affettuosa.
    In ogni caso questa sera ci si incontra e potremo discuterne tutti assieme. Ciao

    • leoni gianni ha detto:

      Io purtroppo non potrò venire per impegni miei e quindi la tua bella recensione è tutto quello che ho delle vostre “ciacole” di stasera,scrivi più spesso sul blog,ti leggo sempre volentieri,io ultimamente non ci scrivevo più perchè mi sembrava di monologare troppo.Ciao Gianni il postino

  • fernanda ha detto:

    caro Gianni, il motivo, personale ovviamente, per il quale non scrivo sul blog e dunque non do’ seguito ai tuoi interventi, risiede nel fatto che io non conosco quasi mai i libri di cui parli. Io leggo molto meno di te e ho molto dimenticato di ciò che ho letto. L’età….. Tu leggi, ricordi e sei molto bravo nelle analisi e nei collegamenti con altri libri, con altre epoche, con altre culture. Ma qualche volta interverrò, se a qualcuno interessa. Anch’io ho scritto a volte nella stanza delle chiacchiere senza avere riscontro. Forse il pc non interessa molto, anche se siete tutti ben più giovani di me. Mi spiace non vederti questa sera. Ti ascolto sempre con interesse ed ammirazione. Ciao. Fernanda

  • leoni gianni ha detto:

    Pensavo leggessimo il Chisciotte,ma mi sbagliavo.Male,molto male.La libertà non è libertinaggio diceva mio padre e quando non abbiamo un libro da “portare” ci perdiamo nelle chiacchiere più svagate/svaccate e oziose,come fossimo ancora al mare.Lo sapevo io,bisogna fare come alle riunioni di condominio,deliberare bisogna,altro che tema libero.p.s.Sto a scherzà,oggi ho visto la chiaretta sulla sua bat mobile,lo spostamento d’aria mi ha rimescolato tutte le cartoline.Ho detto “Gulp” come paperino,o forse “gasp”,non ricordo bene.Come vedete le chiacchere sono già incominciate…..Gianni il postino

  • fernanda ha detto:

    mi aggancio all’intervento di Gianni qui sopra riportato per dire una cosa che penso da tanto tempo, direi da qualche anno, e che un paio di volte ho anche tentato di esprimere senza molto successo. Evidentemente non sono carismatica…..
    Allora, ecco qui:
    all’inizio del nostro percorso, quando alcuni di noi ancora non c’erano, era stata stabilita una regola che poi non è stata seguita. I componenti del gruppo, a turno, proponevano un paio di libri tra cui scegliere, spiegando le motivazioni che l’avevano portato a tale scelta. Il mese successivo colui che aveva fatto la proposta aveva il compito di “guidare” la discussione, proprio perchè tutti concentrandosi, esponessero il meglio del proprio pensiero dando in tal modo una “struttura” alla serata prima di virare sulla chiaccherata a ruota libera molto piacevole ma che forse sottrae troppo tempo ad una sorta di analisi del testo che dovrebbe essere la prima cosa di cui parlare. Non io avevo stabilito questa regola, ma l’ho trovata giusta e penso che si potrebbe tentare di applicarla. Buona giornata a tutti. Fernanda

    • leoni gianni ha detto:

      Si può fare,potresti cominciare tu Fernanda ,scegli due tre testi e magari accertati tramite libravision che ci siano copie disponibili nelle biblio del circondario.Ce la fai ,hai voglia per lunedì di preparare e proporre qs cosa?Ciao Gianni il postino

  • Leoni Gianni ha detto:

    Ho iniziato “Lumen” e mi sta molto piacendo.Ho consultato il sito web personale dell’autriceWWW.BENPASTOR.COM ed è molto bello,consigliabile darci un occhio.Vorrei mandare già che ci sono questo messaggio alle tre cugine”Come vedete abbiamo prescelto un altro vostro libro per il nostro gruppo di lettura.Le vostre (di chi ?Polimena cugina aggeno,Danielonda…sembrate un pantheon induista,identità liquide,nomi intercambiabili)recensioni leggiucchiate distrattamente dopo la lettura del libro recensito acquistano corpo ed evidenza,e uno è molto d’accordo,come nel caso di Ben Pastor,o meno,come nel caso di Buzz Aldrin ,almeno per me.Ma Quel che importa al di là dei punti di vista e dei commenti più o meno intelligenti è il fatto in sè,che non finisce di stupire.In una certa stanza di Milano o di Londra una sequenza di parole passa per un cervello o una trimurti e mesi dopo altri 9 10 cervelli percorrono lentamente lo stesso nero,lento sentiero;fuori dal rettangolo bianco altri rumori odori e paesaggi. ma l’esperienza forse indicibile resta la stessa.Parlo di nulla?Infatti come tradurre in parole l’ineffabile dei fatti?Mi arrendo all’evidenza/esperienza del testo,che in realtà poi a dir la verità non è neanche lo stesso perchè noi leggiamo “Lumen” mentre voi ,divinità capricciosa,avete recensito in febbraio il libro precedente della serie di Bora.Ma allora che cavolo dico?Zavario?(dal dialetto trentino zavariare=sragionare)Ciao Gianni il postino.”

  • Leoni Gianni ha detto:

    Scrivo per non parlare (quasi)al nostro prossimo appuntamento,non è bello criticare i libri e il libro di Makine “testamento francese “mi ha proprio indispettito:troppo lirico,enfatico,dannunziano lo definirei nel senso di una prosa manierata,artefatta apposta per compiacere,strizzando l’occhio allo sciovinismo del pubblico francese.Gli unici motivi che ho apprezzato sono stati il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del protagonista,ben centrati,e sopratutto l’episodio sul volga,la pesca e il fuocherello sotto una barca rovesciata ,episodio molto laterale e accessorio alla vicenda principale(rapporto nonna nipote) che non mi ha convinto.L’unico motivo di interesse mi è sembrato per il resto il ritorno di alcuni “luoghi” già incontrati nella “Felicità domestica” di Tolstoj:una veranda che da su una campagna sterminata,serate estive passate a conversare o leggere sotto la veranda…é come se qualsiasi narrazione di argomento russo non potesse prescindere dagli spazi immensi della steppa ,da una natura sconfinata e molto più presente nella vita degli uomini che in occidente..forse l’insofferenza per Makine è stata accentuata dalla contemporanea lettura di “Americanah”una novità Einaudi di una giovane autrice nigeriana Chimamanda Adichie ,che mette a confronto realtà africana e occidente senza la retorica del nostro,ma con lucido e asciutto argomentare.Per il resto ho già iniziato “Cime tempestose”:che meraviglioso libro,che sapienza compositiva ,che interessante:lo voterei il migliore del 2014 se non cadesse nell’anno a venire.A proposito ,speriamo che la nostra Agatuzza si ricordi di preparare le schede per votare il libro dell’anno.

  • Leoni Gianni ha detto:

    LA RESIDENZA DI CAMPAGNA INGLESE COME MACCHINA NARRATIVA PERFETTA.Fra i libri condivisi nella nostra biblioteca c’è il libro di Ishiguro “Quel che resta del giorno”Dov’era ambientato?Seguendo il blog “Parladella russia” ormai gemellato via Agata col nostro ho avuto l’occasione di leggere i gialli che vedono protagonista la piccola detective De Luce:L’autore della serie è australiano,inglese quanto Ishiguro,eppure ambienta il romanzetto lì,in una residenza di campagna inglese.Provate a passare in rassegna le residenze inglesi della vostra biblioteca(anche mentale).Io direi Aghata Christi,Elizabeth von Armin,Whoudehause,Hardy,Lawrence,Forster,Fielding,Austen,Eliot ,Doyle,Huxley e sono un lettore medio qualsiasi,e voi?Il sospetto che ce ne siano molte altre leggibili in giro mi sembra fondato,vuoi che non ci sia una residenza di campagna in Maugham,Spark,?forse anche Wells,Dickens;Kipling,conrad escluderei ma non si mai.Cosa fa della residenza di campagna inglese una macchina narrativa così perfetta che ogni scrittore vuole guidarla?Una Ferrari letteraria.Forse perchè ci sono poche persone,9,10 max,ma appartenenti a due tipi di umanità mooolto differenti:La famiglia nobile,e la servitù (a cui “Cime tempestose “aggiunge anche il buon selvaggio,lo stato di natura di Hitchclif e Cathrine bambini)e poi c’è sempre un piccolo villaggio o cittadina adiacente ma all’occorrenza comunicante con la villa ;insomma un luogo separato ma comunicante,scarsamente abitato ma vario sia socialmente che fisicamente (svariati tipi di interni ma anche serre,giardini,cantine ,viali ,campi da tennis, incolti da caccia etc) Si ma perchè proprio in inghilterra,perchè non ci sono altrettanti castelli|ville letterarie in Italia,spagna,francia,germania e Lucimburgo?Perchè sopratutto il lincolnsheire,il dorset,l’essex,il derbysheire,il kent?( Fra nomi di scrittori e di luoghi avrò infilato una decina di errori,ma voi abbiate pietà e se sbaglio corregitemi nella vostra testa)La domanda è tanto più intrigante per l’Italia visto che è stata proprio lei a inventare questo luogo così foriero di storie (inglesi).Metto insieme un po’ di ricordi di scuola e di gite domenicali,per ricostruire la cosa in questi termini:deve aver cominciato la Mantova dei gonzaga con palazzo the ai primi 500,poi a ruota i parenti ferraresi con palazzo schifanoia,e i medici fiorentini con la villa omonima,L’idea gli sarà venuta leggendo Vitruvio non so fatto sta che siamo proprio noi tagliani o taglianei come dicono dalle mie parti i primi in europa a inventare questa roba quì,la residenza di campagna nobiliare con tutte le sue cose a posto:nobiltà e servitù che convivono, paesello o cittadina a pochi km,casa e giardino etc.La lunga e felicissima decadenza marittima di venezia si incarica poi per buoni 2 3 secoli di palagiare l’entroterra della serenissima di ville d’ogni tipo ,dal modello versaille (Contarini) al vorrei ma non posso( Villa Piovene)alla classe pura(Maser).Ma perchè a tanti mattoni non corrispondono pagine di libro?A me viene in mente solo una commedia goldoniana e forse “I ricordi di un italiano”di Ippolito Nievo. L’unico paese che può rivaleggiare colla residenza di campagna inglese è il castello francese,ma l’inghilterra resta davanti di molte lunghezze,secondo me.Perchè?Domande di un lettore operaio che richiederebbero l’intervento di un esperto per essere soddisfatte,ma se voi ne avete una mezza idea dite pure.Io asseto risposte e l’arsura della mia ignoranza mi tortura.

  • fernanda gabrielli ha detto:

    Finito “il mio nome è Asher Lev” di Potok. Finito una settimana fa ed è il tempo minimo che mi è necessario per far lievitare pensieri e commenti prendendone una piccola distanza. Mille cose da dire della forma e del contenuto.
    In breve (per non annoiare)
    E’ un libro compatto, monolitico, senza cedimenti, senza digressioni, serio al limite del serioso che ha lo scopo dichiarato di esporre una situazione in modo lineare, con un linguaggio semplice, colloquiale, quasi diaristico. Frasi brevi, nessuna ricerca stilistica. L’autore sembra scrivere soprattutto per sè, anche se nell’incipit si rivolge al lettore subito poi dimenticato e neanche ripreso un attimo alla fine della narrazione.
    E’ la storia di un individuo nato e cresciuto in un contesto sociale robusto, compatto che indirizza, osserva e giudica l’operato del singolo; che lo guida e lo sostiene così strettamente da costituire poi un ostacolo pressochè insormontabile alla libera espressione dell’Io. Perseguire i propri scopi, seguire i propri sogni può dunque diventare difficile finanche il ripudio da parte del gruppo.
    E’, nello specifico, una immersione totale nel mondo dell’ebraismo osservante, del chassidismo di derivazione ladover, con i suoi riti, i suoi simboli, le sue feste religiose, gli abiti rituali, i canti tradizionli, le sue preghiere, il rapporto costante e stringente con la suprema autorità religiosa che quasi incombe nella vita di ciascuno.
    Il protagonista vive bene e serenamente nella sua famiglia il cui padre si rapporta quotidianamente con la suprema autorità, viaggiando per il mondo, aiutando ebrei in difficoltà e fondando scuole chassidiche ovunque gli venga richiesto. Emergono i rapporti familiari affettuosi e solleciti e le relazioni verticali con l’Autorità. Mancano le relazioni orizzontali con altre famiglie della comunità e praticamente assenti sono le figure femminili, rappresentate qui soltanto dalla mamma del protagonista.
    Quando però il ragazzo dimostra un grande talento e una grande passione per la pittura, la sua vita i complica. Il tempo dedicato all’arte e sottratto allo studio della Torah e i soggetti dei suoi quadri (che includono nudi femminili e tre grandi tavole della crocifissione) costituiscono uno scandalo e una ribellione che la comunità non può accettare. La presenza nella sua vita di un grande scultore che lo sorregge e lo sprona non serve a mediare con la famiglia e al termine di un lungo travaglio, più del gruppo che del protagonista, quest’ultimo viene invitato a lasciare i luoghi in cui è cresciuto e dove ormai tutti lo conoscono. Diverrà un grande pittore conosciuto e osannato dal mondo intero ma il prezzo da pagare sarà il ripudio della comunità.
    Brevi, troppo brevi, sono le argomentazioni che sorreggono l’operato di Asher. Lo scultore poco aiuto gli da. La gallerista sua amica pensa solo al guadagno riducendo il lavoro di Asher ad un mero prodotto economico (ma tu, Asher, dipingi quadri per ricchi? gli dice il padre) e in definitiva il ragazzo sarà solo a reggere il peso di una scelta di vita fortemente voluta e altrettanto fortemente sofferta.
    E qui mi fermo perchè troppe sarebbero le frasi da commentare.
    Un po’ faticoso, a mio giudizio, nelle reiterate descrizioni del suo dipingere ed in alcuni passi ripetitivi della sua quotidianità. Ma è un libro che lascia il segno.

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